Crea sito

SCUOLE SUPERIORI E COVID: GLI ERRORI DEL PASSATO LI STIAMO RIPAGANDO OGGI.

Articolo a cura di Lorenzo Fabbri, responsabile scuola dei GD Emilia-Romagna

Chi l’avrebbe mai immaginato? Nel 2020 il tema della scuola è tornato galla, anche se per rivederlo sul proscenio del dibattito pubblico c’è voluta una pandemia. Ora, sarebbe troppo semplice catalogare il problema della scuola come dovuto all’emergenza sanitaria e solo e soltanto a quest’ultima. La realtà è molto più complessa.

La verità è che negli anni si è seminato poco, anzi, nulla, e adesso la politica si barcamena tra locali non idonei, trasporti vecchi, presidi e docenti disorientati e famiglie e studenti arrabbiati. Negli anni infatti si è assistito ad uno smantellamento del tessuto territoriale scolastico che ha reso i presidi locali (ex provveditorati) sempre più incapaci di rispondere alle esigenze riguardanti l’edilizia scolastica e la risoluzione delle piccole e grandi problematiche. A questo si aggiungono decine e decine di riforme che, accavallate l’una sull’altra, hanno dato vita a una realtà scolastica italiana confusa, con grandi disuguaglianze tra regioni e province differenti e con limiti strutturali in alcune realtà veramente preoccupanti.

Con questo triste quadretto ci siamo presentati di fronte all’emergenza del Covid-19, la quale sta ponendo difficoltà enormi nello svolgimento della didattica. Volendo essere pratici le esigenze, in questa emergenza, sono tre: garantire la salute degli studenti, delle studentesse e del personale scolastico; diminuire al minimo la possibilità che essi diventino vettori di contagio nelle famiglie (particolarmente in quelle realtà dove vivono sotto lo stesso tetto diverse generazioni, esponendo al rischio di contagio persone anziane); e al contempo preservare una didattica, per quanto possibile, ordinaria e integrale.

La verità è che, questo momento molto difficile potrebbe trasformarsi, volendo, in un’opportunità: una grande opportunità. Partendo dalla necessità di strutturare una didattica online al 75/100% sarà infatti necessario aumentare le competenze informatiche sia degli studenti sia dei docenti e cominciare a concepire internet come un’effettiva risorsa alla didattica, da mantenere ed eventualmente utilizzare in futuro per una scuola sempre più al passo con le tecnologie contemporanee. In secondo luogo sarà fondamentale al più presto sanare tutte quelle barriere di natura economica che si frappongono – in questo caso alla DAD, ma più in generale all’accesso alle risorse indispensabili per la scuola – per le fasce della popolazione meno abbienti. Un paese che vuole avere un ascensore sociale tangibile non può permettersi di lasciare ragazzi senza materiale didattico.

Un capitolo gigantesco dovrebbe riguardare l’edilizia scolastica: troppo poco si è fatto. Gli spazi devono essere idonei per andare incontro alle esigenze didattiche ma soprattutto devono essere sicuri. Un paese che si reputa occidentale non può esimersi dall’avere scuole le cui strutture siano impeccabili e affidabili. Per far questo sarà necessario ristabilire il tessuto territoriale, basato su una condivisione integrale con le categorie interessate. Il problema delle “classi pollaio” non dovrà essere dimenticato e bollato come superficiale. Queste ultime, infatti, rendono spesso e volentieri l’apprendimento più difficoltoso per gli studenti (specialmente nei primi anni della scuola secondaria) e impediscono ai docenti un lavoro più meticoloso e specifico nei confronti del singolo studente.  

Il tema della didattica a distanza sta dividendo pesantemente l’opinione pubblica. I temi e le critiche a riguardo sono diverse e le obiezioni delle famiglie sono sicuramente fondate. Oltre ad una evidente problematica dei rapporti sociali, vi è infatti una difficoltà oggettiva per il tempo lungo da trascorrere al computer. Inoltre permane un problema di accesso alle risorse online per ancora troppi studenti delle scuole superiori. A tutto questo va aggiunta una problematica che l’ultimo DPCM ha prodotto: ovvero quella dei laboratori. I laboratori, infatti, sono rimaste le uniche attività da potersi svolgere in presenza, producendo, in particolare per alcuni istituti che li hanno come curriculari. A questo proposito si potrebbe attuare una turnazione specifica per queste attività, concentrandole per esempio in una singola giornata per ogni classe. Così si eviterebbero eccessi di persone nelle scuole e al contempo carichi eccessivi sui mezzi pubblici.

Ecco appunto, i mezzi pubblici. Altro tema sparito per anni dai dibattiti televisivi e dalle prime pagine dei giornali. La pandemia ci ha fatto capire quanto vecchio e obsoleto fosse, tanto il parco dei mezzi pubblici in Italia, quanto l’organizzazione dello stesso. Erano anni che gli studenti di alcune città, anche in Emilia Romagna, segnalavano problemi giganteschi in particolare nel raccordo delle varie città con i comuni e le frazioni limitrofe, ma ovviamente tutto era di volta in volta passato in cavalleria. Se comprare nuovi mezzi in questo momento non è fattibile (ci vogliono infatti più di tre anni dall’acquisto alla messa in funzione), sarebbe auspicabile perlomeno coinvolgere il trasporto privato una volta che verrà ripristinata una qualche forma di presenza nelle scuole superiori.  

Sperando che la didattica possa ritornare in presenza nel più breve tempo possibile sarà fondamentale sfruttare il tempo che, purtroppo, ci vede costretti a distanza, per pianificare una scuola che, alla ripartenza, sia più interattiva, inclusiva ed organizzata. L’Italia ce la può fare, l’Italia ce la deve fare.