RIPARTIAMO DAI GIOVANI DEMOCRATICI. SE NON ORA QUANDO?

Questo articolo è un lavoro di squadra, frutto dei vari contributi dei giovani democratici Emilia-Romagna.

I giorni e le settimane appena trascorsi sono stati molto difficili per il Partito Democratico. Prima un sondaggio che dava il partito al 14%, poi le pressioni delle varie correnti sulla segreteria, e infine le dimissioni del segretario Nicola Zingaretti. Ma quello che più fa discutere negli ultimi giorni riguarda l’azione del movimento delle 6000 Sardine, da loro denominata “Occupy PD”, e l’intervista rilasciata del loro leader Mattia Santori al quotidiano La Repubblica, in cui Santori attacca duramente il partito. È proprio a seguito di queste vicende che noi di Kopernik, giornalino online dei Giovani Democratici Emilia-Romagna, abbiamo deciso di scrivere questo articolo.

Nella giornata di sabato 6 marzo le Sardine hanno deciso di indire una sorta di “occupazione” del Nazareno – con tanto di tende e sacchi a pelo – come segno di protesta dopo le dimissioni del segretario Zingaretti, chiamando a raccolta persone sfiduciate dalla politica e provenienti da qualsiasi schieramento. Dopo poco tempo sono stati ricevuti dalla Presidente del PD e sindaca di Marzabotto Valentina Cuppi, e la loro riunione è durata oltre quattro ore. Infine, verso sera, sulle pagine social del movimento è stata postata, per poi essere rimossa, una foto che ritrae Santori in una tenda da campeggio in quella che a tutti è sembrata essere proprio la sede nazionale del PD.

Sebbene nelle intenzioni questa manifestazione è stata ritenuta da più parti positiva, è sul metodo e sulle parole pronunciate dagli esponenti delle Sardine che ci sentiamo, in quanto militanti della giovanile e del partito, di replicare. Da oltre un anno a questa parte il movimento delle 6000 Sardine è stato importante per riavvicinare alla politica tutte quelle persone che se ne erano allontanate, perché sfiduciate e deluse. Le Sardine, grazie anche al nostro aiuto, hanno riempito le piazze in vista delle scorse elezioni in Emilia-Romagna, dando una mano, e questo è fuor di dubbio, al centro sinistra. In quelle piazze molti di noi c’erano, perché i motivi che avevano dato vita alle manifestazioni delle Sardine li condividevamo. Tuttavia, ci sentiamo coinvolti dall’idea di fondo della manifestazione di sabato, dal metodo, e dalle parole affermate dal leader Mattia Santori. Le Sardine hanno sempre giustamente evidenziato come la politica non debba ridursi a becera propaganda demagogica o delegittimazione dell’avversario. È verissimo. Ed è per questa ragione che il gesto di sabato ha fatto particolarmente male alla nostra comunità.

Questo articolo è scritto da giovani militanti del partito. Gli stessi che fanno banchetti e volantinaggi per strada, gli stessi che servono in tavola e cucinano alla Festa dell’Unità e nelle Case del Popolo, gli stessi che rendono presente il PD sul territorio attraverso i lavori nei circoli, gli stessi che danno sempre un mano al partito, e ci mettono anima e corpo nel migliorarlo. Abbiamo sempre contribuito a tenere aperte ed occupare fisicamente le sedi su tutto il territorio. Non abbiamo avuto remore a protestare e dissentire dal partito (come quando ci fu la mancata elezione a Presidente della Repubblica di Romano Prodi nel 2013). Non abbiamo paura di protestare o di farci sentire, ma ci sono modi e metodi migliori che scimmiottare il vero Occupy PD. Il primo passo sarebbe quello di iscriversi e contribuire al dibattito interno. Ed è proprio per queste ragioni che non possiamo condividere l’azione di sabato e quello che è venuto dopo. Non è bello vedere che un movimento esterno al partito, con cui si condividono alcuni ideali beninteso, decide di occupare la sede del partito e di criticarlo e attaccarlo, affermando che ormai le decisioni vengono prese da una piccola élite e che si deve ribaltare lo status quo. Senza dubbio il PD necessita di riforme e cambiamenti al suo interno, di ritrovare la sua identità, di ricominciare a parlare dei problemi delle persone, specialmente dopo quello che è successo nell’ultimo anno. Non è affermando che il partito è tossico e morto, però, che si costruisce un percorso comune. Non è attaccando una comunità fatta di persone che si rimboccano le maniche ogni giorno, che si cambiano le cose. Il partito lo si migliora da dentro, non a forza di attacchi esterni. Nel momento storico che stiamo vivendo non c’è tempo per passerelle davanti ai giornalisti e foto con tende e frigo da campeggio.

E per cambiare il partito vogliamo sottolineare che una forza pronta a dare il suo contributo già esiste: noi Giovani Democratici. Prima, però, va fatta una premessa: anche noi GD dobbiamo fare un’autocritica. Le nostre lacune, le nostre mancanze, i personalismi ci hanno portato alla critica situazione in cui versiamo attualmente, e questo di certo non migliora la nostra immagine agli occhi del partito e all’esterno. Tuttavia, è doveroso sottolineare che noi giovani ci siamo sempre: teniamo aperti i circoli con riunioni, eventi, assemblee; siamo in Festa dell’Unità e nelle varie Case del Popolo sempre a dare una mano; siamo una presenza costante nelle campagne elettorali. Ma non siamo solo questo. Noi non ci siamo solo per le campagne elettorali, ma ci siamo sempre. Questa è la differenza tra essere un partito radicato sul territorio ed essere un comitato elettorale. Ci siamo stati quando eravamo in maggioranza, ma anche in minoranza all’interno del partito e della giovanile. E la ragione che ci spinge ad esserci sempre è che per noi la politica è una passione che sentiamo forte, ma che non serve solo a noi stessi. È una passione che serve per aiutare gli altri a migliorare la loro vita. Noi siamo e vogliamo essere una parte importante del partito. La prossima fase di ricostruzione del partito dovrà avvenire costruttivamente, e con i migliori intenti, e noi vogliamo parteciparvi.

I Giovani Democratici militano dal 2008 i loro territori con costanza e abnegazione, dialogando con le persone con empatia e dando voce ai loro bisogni. Una forza giovanile e pronta a rinnovarsi esiste, proprio all’interno del Partito Democratico, la stessa che discute all’interno di tavoli attraverso lo scambio di opinioni, confrontandosi sempre con gli esperti e soprattutto con le persone. I Giovani Democratici sono un contenitore pieno di idee sul fronte dei diritti, dell’ambiente, della digitalizzazione, dell’economia, della cultura, del lavoro. Abbiamo posto al centro del nostro dibattito sempre le persone, mai un ruolo dirigenziale, mai un nome. Abbiamo sempre militato con passione, altruismo e gratuità.

Nelle nostre fila si sono formati molte figure importanti del partito a livello nazionale e anche molti amministratori che, ogni giorno, in Emilia-Romagna, sono alle prese con la risoluzione delle problematiche delle comunità locali e che si impegnano a portare avanti progetti innovativi per il territorio.

Ci siamo sempre impegnati per una politica concreta e vicina alla nostra generazione. Solo per fare alcuni esempi, recentemente il lavoro dei GD Milano sulla riforma di tirocini e apprendistati è stata presentata alla Camera dei Deputati; i ragazzi e le ragazze dei GD Firenze sono riusciti a far approvare nel Consiglio regionale della Toscana una proposta per garantire uno psicologo di assistenza primaria alle fasce più deboli della popolazione; così come noi Giovani Democratici dell’Emilia Romagna stiamo attualmente lavorando a una proposta per la detassazione degli assorbenti.

In questo momento storico il Partito Democratico non può permettersi di pensare solo alle vicende interne, ma deve avere un ruolo centrale nel rilancio del paese. È fondamentale rimettere i giovani, che rientrano tra le categorie più colpite dalla pandemia, al centro del dibattito. Molti sono i temi e i problemi da affrontare nel prossimo futuro, come ad esempio scuola, università, ricerca, occupazione giovanile, parità di genere, ambiente. Non c’è tempo per divisioni, attacchi e passerelle. 

Noi, d’altronde, nei nostri quartieri ci siamo sempre occupati del confronto vis à vis tra una chiacchierata, il volantinaggio e i cortili dei palazzi…di quella politica così tradizionale e semplice, nessuno ne parla eppure è avvenuta nell’impegno della nostra condivisibile passione.
Le Federazioni Emiliano-Romagnole hanno sempre avanzato proposte, sono sempre scese in piazza e non hanno mai esitato ad opporsi alle dinamiche di partito che si distanziavano dal Manifesto dei Valori, che con orgoglio hanno sempre rivendicato e ricordato.
Noi facciamo politica e no show, affrontiamo seriamente i disagi che incombono sulla società attuale, non prediligiamo lo scompiglio e le prime pagine di un quotidiano. Questo dovrebbe essere segno di una forte trasparenza, sintomatico di impegno e no smania di protagonismo. Una giovanile c’è, è attiva ed è giunto il momento in cui, davvero, il PD riparta anche da noi perché, nolente o volente, è da qui che deve ricominciare il futuro del centro-sinistra.