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L’INSOSTENIBILE “PESANTEZZA” DELL’ESSERE…DONNA!

Articolo a cura di Miriam Masone, membro della segreteria provinciale Giovani Democratici Bologna.

Oggi un governo può permettersi un atteggiamento meno drastico nei confronti della violenza domestica e sessuale rispetto a quello contro il terrorismo perché, nonostante l’impatto di movimenti come #MeToo, gli stupri non minano la sua legittimità”.


Lo storico e saggista Harari, in “21 lezioni sul XXI secolo”, lancia una fortissima provocazione agli Stati occidentali. Il paradosso di quanto un terrorista in un solo istante incuta molta più paura ed insicurezza pubblica degli stupri, che in silenzi assordanti serpeggiano nelle case, negli uffici, nelle scuole e nelle (quasi) stanze di tutto il mondo.
Le aule di tribunale, troppo frequentemente, si traducono in giudizi, prove agghiaccianti e superflue: dagli indumenti femminili, alla procace o meno sensualità, sempre alla ricerca di un movente vecchio stampo in cui, invece, la virilità maschile è pregna di giustificazioni e palliativi.
Le leggi tutelano ma, quasi sempre, dopo uno straziante interrogatorio, dopo l’umiliazione ulteriore di domande nauseabonde ed indiscrete. Questo comporta una forza psichica molto forte: la stessa che, spesso, è già stata sottratta nell’atto violento che la donna supinamente è stata costretta a subire.

La società è ancora vittima di un retaggio culturale patriarcale molto radicato nella nostra tradizione. Una donna vittima di violenze, infatti, non riceve sempre compassione (partecipare al suo patire), ma spesso è vittima pure dello sdegno collettivo avventato nel giudicare e puntare il dito, soprattutto, quando una donna ha, come unica scelta, l’abbandono del tetto coniugale.
Sì, molte donne non solo sono costrette a subire lividi, ferite e segni sul loro resiliente corpo, ma private anche della loro casa ed indotte ad allontanarsi – se ci sono- anche dai propri figli, nel tentativo di salvare la propria vita.

Quando quell’ossessione di possesso si tramuta in un corpo martoriato ed abusato e non c’è più, subentra, nella maggior parte dei casi, lo stalking. Il pedinarla in messaggi che celano delle scuse volgari ed ipocrite fino a tramutarsi in aggressivi appellativi. Il pedinarla nella vita giornaliera, conoscerne le scelte, i movimenti, la libertà professionale, individuale, penetrando nella riservatezza di una donna alla conquista della propria indipendenza che pian, piano prova a ricostruire quella dignità che un pseudo-uomo ha provato a sottrarle.
Nei teatri peggiori la tragedia si conclude con la morte oppure il tentato omicidio della persona, e quell’abominevole giustificazione che soliamo sentire e subire sovente “perché l’amava troppo”.

Chi ama, ama soprattutto la libertà dell’altro, in cui ha riposto la propria fiducia ed affetto, e quindi quel sentimento tanto nobile non può declinarsi assolutamente in schiaffi, pugni, stupro.
Le donne hanno la loro integrità fisica e morale al pari degli uomini, e non sono un oggetto che accondiscende i piaceri primordiali, perché hanno libertà di scegliere i momenti in cui concedersi all’altro, chiunque egli sia. Non è soggetta ad alcuna vendita o contratto che le imponga di asservire i bisogni di un uomo. Neppure il matrimonio.

I movimenti femministi sono tanti e l’emancipazione straordinaria che abbiamo ottenuto negli anni è sintomatica di una rivalsa del mondo femminile. Questo è evidente che non basti, come non è sufficiente dedicare il 25 novembre alla “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne” per conteggiare in sole 24h quante di noi subiscano crude umiliazioni, se non diventa un impegno quotidiano e costante per la costruzione dell’auspicata pariteticità.
In Italia – come riporta RaiNews – ogni tre giorni muore una donna vittima di violenze ed è un dato aberrante, che non dobbiamo in alcun modo ignorare. È un urlo di allarme molto forte.
Noi non vogliamo ostinatamente urlare amore, ma rispetto, comprensione e collaborazione. Alle urla di una donna osteggiata della propria dignità non dovremmo voltarci mai dall’altra parte. Dobbiamo emarginare gli aggressori, indicargli un percorso terapeutico o centri per uomini maltrattanti, affinchè possano curare la propria frustrazione ed incapacità di amare, rispettare l’altro sesso.

Le donne non sono il “sesso debole” e dovrebbero comprenderlo uomini e donne. Non abbiamo nulla di debole, ma abbiamo sia splendide menti che caratterizzano il nostro intelletto e ci consentono di assumere grandi consapevolezze, e sia la grande forza attrattiva e seducente del nostro corpo. Queste sono le nostre vere forze, la saggezza e la bellezza, e lo dimostreremo ancor di più quando smetteremo di colpevolizzarci dinanzi ad un sopruso, ma ci indigneremo e denunceremo solidariamente tutte le violenze subite e che, purtroppo, continueremo a subire.
Non sottovalutiamo nemmeno l’aggressione verbale: lo sferzare aggettivi crudi, viscidi, denigratori, perché sono troppo frequenti quando si parla su una donna che ci è poco simpatica o con la quale si è avuto uno screzio.

I dati Istat del 2020 indicano un incremento di chiamate al 1522 – numero anti-violenza e stalking promosso dal Consiglio dei Ministri e dal Dipartimento pari opportunità – del 73% rispetto all’anno precedente, secondo un’analisi che attribuirebbe a tale fenomeno non un aumento delle violenze, ma maggiori campagne di sensibilizzazioni che avrebbero indotto le donne a sentirsi meno sole e chiedere aiuto.
Questo significa che solo insieme, donne ed uomini, possiamo attraverso una rete solidale sradicare la cultura dello stupro e della violenza di genere.