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L’EMERGENZA PSICOLOGICA DIMENTICATA DALLA POLITICA

Oltre all’emergenza sanitaria ed economica c’è anche quella psicologica, ma nessuno ne parla e la politica ha scelto di non occuparsene

Articolo a cura di Francesco Nasi, responsabile della scuola di formazione dei GD Emilia-Romagna.

C’è un grande assente nei talk show televisivi, nei post sui social, nei discorsi dei politici e nei bollettini quotidiani provenienti dal fronte anti-COVID: la depressione. Una parola che fa ancora tanta paura e di cui tante persone sanno ancora troppo poco. Un po’ perché c’è ancora chi pensa che sia semplice tristezza, un po’ perché parlarne comporta aprire quell’inquietante vaso di pandora che è la nostra mente. Eppure, data l’estensione del problema, di depressione avremmo dovuto parlarne a lungo durante questi mesi di emergenza sanitaria. I più colpiti sono stati, innanzitutto, i malati gli affetti da Covid19. Secondo uno Studio del San Raffaele, il 28 % dei pazienti era affetto da disturbo post-traumatico da stress, il 31 % da depressione e il 40 % da ansia. Quasi la metà dei pazienti (42 %) ha sofferto d’ansia, mentre uno su cinque ha mostrato sintomatologia ossessivo-compulsiva.

Ma ad essere affetti non sono soltanto i contagiati. Le misure restrittive, la paura per la propria salute o per quella dei propri cari e l’incertezza verso il futuro hanno avuto un effetto significativo su tutta la popolazione e, soprattutto, sui giovani. Un report dell’OECD ha spiegato come stress, ansia e solitudine stiano colpendo soprattutto i ragazzi e le ragazze i tra i 18 e i 29 anni. In base ai dati raccolti da Eurofund, il 28 % dei giovani ha avuto difficoltà ad affrontare i problemi della propria vita, 1/5 si è sentito solo e il 16 per cento completamente a terra o depresso. Dato più preoccupante, più della metà dei giovani intervistati ha mostrato sintomi da rischio depressione in base ai cinque criteri dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Le dinamiche che si vanno a intrecciare sono numerosissime: dal licenziamento di chi aveva un lavoro precario, all’impossibilità di studiare per chi non può accedere alle aule studio, alle relazioni sociali e lavorative vissute nella stessa stanza e dallo stesso schermo, andando così a mescolare i confini tra vita privata e vita pubblica e creando ulteriore confusione mentale. La situazione è ovviamente più grave per chi vive in spazi ristretti e senza possibilità di uscire, magari in famiglie numerose o, peggio, con situazioni spiacevoli o violente. Molto spesso ci si trova allora soli con sé stessi e la propria ansia, troppo stanchi o disillusi per pensare a un’alternativa mentre la tristezza ci pervade, fino a diventare la nostra compagna quotidiana e a sfociare nella depressione.

La pandemia nega lo spazio della socialità proprio nel momento della vita in cui ragazzi e ragazze ne avrebbero più bisogno, ma nega anche il loro diritto al futuro: la totale imprevedibilità di questa situazione impedisce ai giovani di elaborare progetti, di andare a studiare all’estero, o di iniziare finalmente a lavorare una volta completati gli studi. Chi magari si era preparato per anni per ottenere una determinata posizione, se la vede scivolare via tra le dita. Insomma, come cantava Ligabue: “Ci hanno promesso un grande futuro / e poi ce l’han tolto c’han detto scusate.”

Senza futuro, ci si prova a rifugiare nell’eterno presente dei social media: ma numerosi studi (tra cui il bel libro della psicologa americana Jean Twenge “Iperconnessi”) hanno dimostrato come un uso eccessivo di queste piattaforme sia altamente deleterio per la salute mentale. Anche se il tema non è trattato dai media, molte persone si sono mobilitate. In Italia è nato Gli Psicologi Online, un progetto di supporto psicologico gratuito alla popolazione durante l’emergenza Covid che riunisce più di 120 professionisti. Tanti gruppi e associazioni locali (soprattutto di medici e psicologici) hanno poi scritto articoli e linee guida su come affrontare la sfida alla salute mentale della pandemia: tra le più riuscite c’è una guida dell’Organizzazione Mondiale per la Salute intitolata Fare ciò che conta nei momenti di stress: Una guida illustrata, che riassume e spiega alcuni consigli pratici per sconfiggere l’ansia nelle situazioni difficili (fare spazio, essere gentili, radicarsi, agire secondo i propri valori).

Ciò che manca quasi del tutto, invece, è una presa di coscienza da parte delle nostre istituzioni nazionali, a cominciare dal governo ma anche dei partiti della maggioranza, Partito Democratico compreso. Fatta eccezione per poche voci (come quella di Elena Carnevali, capogruppo alla Camera in Commissione Affari Sociali) mancano prese di posizione, scelte politiche nella giusta direzione e, soprattutto, un piano strutturato per affrontare quello che è sempre di più un problema estremamente grave. Una campagna di sensibilizzazione seria e strutturata, che passi dal servizio pubblico e che sia percepita come convincente e accattivante dai giovani, può essere un primo passo.