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LA GUERRA FREDDA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

La guerra fredda tra due delle più importanti superpotenze mondiali, Cina e USA , si combatte sul nuovo fronte delle AI, ovvero le Artificial Intelligences.

Articolo a cura di Giacomo Tomassone, responsabile comunicazione dei GD provincia di Modena.

All’alba del nuovo millennio gli Stati Uniti si sono ritrovati ad essere prima superpotenza del globo, avendo raggiunto il primato mondiale in ambito economico e militare, a seguito del suicidio geopolitico dell’impero Sovietico, avvenuto in seguito all’impossibilità di continuare la costosissima corsa agli armamenti missilistici nella quale l’America era riuscita ad ingaggiarlo e successivamente ad intrappolarlo. Questa solitudine sulla vetta del mondo ha portato gli USA a percepirsi e a farsi percepire come ineluttabili protettori (o dominatori, per i cinici) della libertà e della pace mondiale.

Questa supremazia sembrava fosse impossibile anche solo da sfidare. Difatti, con l’avvento di Internet e successivamente delle aziende della Silicon Valley – le quali attraverso il cordone ombelicale che le lega al Pentagono passano continuamente i dati raccolti tramite i propri social network e cellulari agli apparati militari americani – l’influenza del soft-power statunitense si è espansa capillarmente in tutto il globo come mai era successo, diventando la prima potenza della storia a carpire immensi quantitativi di informazioni dal tessuto sociale delle popolazioni dei propri stati rivali. Ma ben presto la situazione globale cambiò e sorse un nuovo sfidante a livello mondiale, capace di raggiungere una potenza economica tale da poter investire pesantemente nel nuovo settore della rete, creandosi delle proprie alternative nazionali valide in grado di rivaleggiare con quelle californiane: la Cina.

L’Impero celeste capì fin da subito quale industria sarebbe stata alla base delle necessità di un paese che avrebbe voluto aspirare al primato di potenza mondiale nel XXI secolo, e con pesanti manovre di interventismo statale si mise all’opera per rinchiudere in una vera e propria “bolla” digitale la propria popolazione, evitando il più possibile l’emorragia di dati verso Washington. A questo chiaro scopo strategico si deve la nascita dei colossi digitali cinesi quali Baidu, Alibaba, Teincent e Xiaomi, “rispettivamente” i Google, Amazon, Facebook e Apple di Oltre-oceano Pacifico. Con queste premesse iniziava la guerra commerciale fra la Cina e l’America. Guerra che è rimasta sul binario prettamente economico per molto tempo, fin quando si è posto il problema fondamentale: come analizzare in modo efficiente questa immensa quantità di dati raccolti? E soprattutto: come utilizzarla come arma?

Ecco che qui arriva la nuova frontiera delle Intelligenze Artificiali: entità incarnate in algoritmi complessi con meccanismi interni in continua ricostruzione, che gli permettono di adattarsi ed evolversi (in modo totalmente celato dalla vista dei creatori stessi) in ogni situazione che analizzano, allenandosi in giganteschi database dove le IA possono “liberamente pascolare” per guadagnare nuovi dati da immettere nel proprio codice come esempi per adeguarlo a migliori prestazioni.

Queste incredibili innovazioni che promettono di proiettare il mondo in una futura rivoluzione industriale sono la risposta che i governi di Pechino e Washington aspettavano da tempo, poiché queste IA sono capaci di analizzare e catalogare dati per poi “imparare” da essi come un normale essere umano con in aggiunta la potenza di calcolo e la memoria di un super-computer. Ed è proprio qui che le due superpotenze mondiali hanno iniziato a intravederne le applicazioni: in un mondo in cui l’informazione non è più solo ricchezza, ma vero e proprio controllo, gli apparati militari delle amministrazioni dei due governi ne vedono un enorme potenziale per capire come poter perfezionare esercito, burocrazia interna, ma soprattutto le tecnologie alla base delle prossime cyberguerre.

Così negli ultimi anni in Cina si è dato il via a innumerevoli investimenti mirati nel settore per acquisire sempre più know-how tecnologico per ridurre il gap che li distanzia dall’America. Se negli USA il presidente annuncia nell’Ordine Esecutivo 13859 l’impegno del governo a finanziare nuovi progetti e infrastrutture in campo IA a livello nazionale, Xi Jinping annuncia nel 2017 un Comitato per la Fusione di aziende militari e civili allo scopo di sviluppare nuove tecnologie in campo bellico per conto dell’Esercito di Liberazione Popolare e far diventare la macchina militare cinese in una “potenza modernizzata” entro il 2035.

Questa corsa agli armamenti in pieno stile guerra fredda promette un immenso scontro nella prima metà del XXI secolo che investirà tutto il globo, con paesi che si troveranno obbligati a scegliere sotto quale ombrello schierarsi per farsi proteggere dall’aggressione delle IA delle due superpotenze mondiali che si staglieranno sul panorama internazionale. Se il deterrente atomico sembrava oramai scomparso dall’equazione delle trame geopolitiche, l’avvento delle Intelligenze Artificiali prospetta un possibile ritorno alle dinamiche di Hard Power credute oramai abbandonate nel secolo precedente.