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FRA QUANTE ALLUVIONI CAMBIEREMO QUALCOSA?

Articolo a cura di Emanuele Saullo, responsabile ambiente dei GD Modena.

Centinaia di milioni di euro. Questa sarebbe una prima stima, probabilmente molto ottimista, dei danni causati dall’esondazione del fiume Panaro avvenuta il weekend scorso. Per intenderci, questi riguarderebbero produzioni e mezzi agricoli e non tutta la devastazione provocata nel resto della campagna e nei centri abitati sommersi dall’acqua.

A questi si aggiunge anche l’esondazione del Secchia e la conseguente alluvione che ha investito il comune di Campogalliano (MO). Per non parlare poi di tutti i disagi e della disperazione di chi ha perso tutto e ha temuto per la propria vita. Ciò è molto triste e fa arrabbiare, perché non è la prima volta che succede in provincia di Modena o nel resto del paese. Si dice di tenere botta e che al situazione migliorerà, ma la tremenda realtà è che andrà sempre PEGGIO.

Lo affermano gli scienziati: il cambiamento climatico porta il manifestarsi di eventi eccezionali mai registrati prima d’ora, ed in futuro se ne manifesteranno ancora e con più forza. Eventi che provocano danni in termini economici e umani. Secondo Avvenire ammonterebbero a 19.947 le morti e a 32,92 miliardi le perdite economiche, queste solo nell’ultimo ventennio, solo in Italia e solo provocate da episodi meteorologici (quindi non da altri fattori ambientali come la qualità dell’aria ad esempio). È ben noto a tutti che il nostro territorio si riprenderà, perché noi emiliani siamo gente forte che si rimbocca le maniche: lo stiamo mostrando durante questa pandemia, lo abbiamo dimostrato con il terremoto e lo dimostreremo anche in questa e in altre difficoltà. Tuttavia, è fondamentale, se non obbligatorio, imparare a prevenire questi eventi, risolvendo i problemi di dissesto idrogeologico e impegnandosi seriamente nella lotta ai cambiamenti climatici.

Sono note da pochi giorni le cifre previste del recovery plan destinate ai cambiamenti climatici, circa 102 miliardi che si spera vengano spesi nel modo migliore. Ci si pone questo auspicio perché, sempre secondo gli scienziati, siamo molto indietro sulla riduzione di emissioni, e ciò porterà all’arrivo in punti di non ritorno ove allora non sarà più possibile rimediare. Parliamo di scioglimenti di ghiacciai, di estinzioni di massa, di erosioni di territori (solo per citarne alcuni). È importante soffermarsi sulle cifre perché ancora gli scienziati spesso le hanno criticate poiché insufficienti. Un esempio è stato il “Green New Deal” promosso dall’UE: 1000 miliardi stanziati in 10 anni, che però non sarebbero sufficienti, ma ne servirebbero almeno il doppio.

Se la politica è dunque in ritardo o non è abbastanza previdente, la palla passa in mano ai singoli individui. Noi cittadini possiamo chiedere una maggiore dedizione, che comunque non sarà abbastanza. È necessario cambiare le nostre abitudini in modo radicale: utilizzare il meno possibile la macchina, mangiare meno carne, imparare a riciclare e, a maggior ragione durante le feste natalizie, consumare meno. Ogni prodotto che usiamo ha fatto un tragitto immenso per arrivare sulle nostre tavole e nelle nostre case, ed ha contribuito a un elevata produzione di emissioni.

Questi cambiamenti sono scomodi e talvolta costosi, non si può negarlo, ma dobbiamo attivarci al più presto per attuarli o si continueranno a pagare i ritardi e l’indifferenza a prezzi sempre più alti.

Fra quanti incendi lo capiremo? Fra quante pandemie? Fra quante siccità? Fra quante frane? Fra quante alluvioni?