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DEAL! È STATO RAGGIUNTO L’ACCORDO TRA UE E UK

Articolo a cura di Margherita Tacchetti.

Dopo quattro anni e mezzo dal voto sulla Brexit e dopo nove mesi di negoziati, un accordo sul commercio è stato finalmente raggiunto. Se per UK e UE il “deal” è un successo, considerando in particolar modo il breve tempo con cui un accordo di queste proporzioni è stato raggiunto, la narrazione del risultato raggiunto è diversa tra le due parti.

Al numero 10 di Downing Street l’accordo viene visto come un successo e come “un regalo da mettere sotto l’albero”, come ha affermato il Primo ministro britannico Boris Johnson nel suo messaggio di Natale ai cittadini.

A Bruxelles invece Ursula von der Leyen dice: “Solitamente alla fine di un negoziato sono felice, ma oggi mi sento soddisfatta e francamente sollevata. Agli amici europei dico che è giunto il momento di lasciarci la Brexit alle spalle, il futuro è l’Europa”.

Più duro invece è il capo dei negoziati per l’UE Michel Barnier che inizia il suo discorso dicendo: “E’ un giorno di sollievo, tinto, però, da un po’ di tristezza. Il Regno Unito ha deciso di lasciare l’UE e di rinunciare a tutti i diritti e i vantaggi che spettano agli stati membri. Il nostro accordo non replica questi diritti e questi vantaggi. Ci saranno dei cambiamenti a cominciare dal primo gennaio per molte persone e per molte imprese. Queste sono le conseguenze della Brexit”.

Prima di entrare nello specifico è bene fare alcune premesse. Anzitutto, va detto che questo accordo – costituito da un documento di oltre 1500 pagine – deve ancora essere pubblicato, ma è possibile affermare sin da ora che mette fine all’incertezza determinata dalle lungaggini delle trattative. Secondariamente, questo concordato riguarda i futuri rapporti commerciali tra Regno Unito e Unione Europea, e va ad aggiungersi all’intesa sull’uscita vera e propria del 2019.  Ed in fine, va ricordato che dal primo gennaio il Regno Unito lascia ufficialmente e indipendentemente dal deal il mercato unico e l’unione doganale dell’UE. Ciò vuol dire che ci saranno delle restrizioni negli spostamenti di persone e nello scambio di merci e che il Regno Unito potrà liberamente siglare accordi commerciali con paesi terzi.

Che cosa prevede l’accordo?

I tre temi più dibattuti tra UK e UE riguardano: la concorrenza, la governance e la pesca. Quella della pesca è una questione molto cara agli inglesi non tanto in termini economici, quanto in termini di sovranità sulle acque. Difatti, nell’accordo è stato stabilito che ai paesi europei verranno attribuite quote di pesca del 25% nei mari britannici per cinque anni, a seguito dei quali sarà necessario stipulare ulteriori accordi con cui verrà gradualmente ridotta questa percentuale. In concreto dal primo gennaio i pescherecci degli stati membri potranno pescare solo un pesce su tre nelle acque britanniche, e il Regno Unito uscirà ufficialmente dalla politica della pesca comune dell’UE. Sembra assurdo, ma il motivo per cui si è arrivati ad un accordo solo poco primo dallo scadere del termine oltre il quale ci sarebbe stata una hard Brexit era proprio il nodo sulla pesca.

Per quanto concerne poi il primo punto, il cosiddetto level playing field, il timore di Bruxelles è che Londra, uscendo dagli accordi con l’UE, possa fare concorrenza sleale alle imprese degli stati membri allentando alcune imposizioni previste dall’UE ad esempio in ambito ambientale, ed eludendo la normativa in tema di aiuti di stato. Ragioni per cui nell’intesa è stato stabilito che il Regno Unito potrà derogare alle normative dell’Unione Europea, senza però creare un danno alla libera e leale concorrenza.

Di qui si va al secondo punto, quello della governance, e quindi delle modalità con cui l’accordo sarà gestito e controllato. Le parti hanno deciso infatti che eventuali controversie circa un comportamento sleale dell’una o dell’altra in merito al rispetto e all’applicazione degli accordi saranno deferite ad un arbitrato. Quest’ultimo dovrà svolgersi entro 30 giorni dall’adozione delle misure per ristabilire la giusta concorrenza. La presiedente della Commissione europea ha poi specificato che “le regole e gli standard sulla concorrenza e sul mercato sono giuste e rimangono tali”. E che “abbiamo strumenti utili ed efficaci per reagire nel caso in cui la concorrenza dovesse essere distorta”.

Un tema molto importante inoltre riguarda le tariffe doganali. Difatti, il Regno Unito, che si trovava in una posizione contrattuale più debole, uscendo dall’UE e dal mercato unico rischiava di dover ritornare alla situazione pre-comunitaria in cui non c’era il libero scambio di merci ed erano previsti dei dazi. Nell’accordo invece è stata espressamente fissata l’assenza di tariffe doganali e di contingentamenti sui beni.

Quali i prossimi step?

Il documento di accordo raggiunto tra UK e UE nel giorno della Vigilia di Natale dovrà essere approvato sia dal Consiglio dell’Unione Europea prima della fine dell’anno, sia dal Parlamento britannico nella seduta del 30 dicembre, ed infine – perché l’accordo possa entrare effettivamente in vigore – dal Parlamento europeo in gennaio.

Quale il futuro dell’UE?

Nel suo discorso di giovedì la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha detto “Ovviamente questo vecchio dibattito riguarda la sovranità. Ma a questo punto dovremmo chiederci che cosa significa sovranità nel XXI secolo? Per me significa studiare, viaggiare a fare affari senza differenze in 27 paesi diversi”. E ha poi sottolineato più volte che “per gli europei è giunto il momento di gettarsi la Brexit alle spalle e di andare avanti” perché “l’Unione Europea continua ad avanzare”. Mentre oltremanica Boris Johnson festeggiava in termini sovranisti, von der Leyen ha detto senza mezzi termini che “noi siamo un gigante in un mondo di giganti”, e che “in un mondo di super potenze l’unica possibilità è quella di essere uniti”.